Quando Eravamo eroi

Titolo: Quando eravamo eroi
Autore: Silvio Muccino
Anno pubblicazione: 2018
pagine: 240
Casa editrice: La Nave di Teseo

Quando Eravamo eroi

“E’ arrivato il momento di abbandonare la capsula se te la senti”

Silvio Muccino, alla sua prima esperienza scrittore solista, narra una storia di cambiamento e di accettazione con uno stile intenso ed un ritmo che segue le emozioni dei personaggi. Come un abile attore che ricopre diversi ruoli riesce a cambiare registro linguistico senza perdere il filo narrativo intorno al quale si svolge l’intera vicenda.

Trama

Alex, prima di prendere la decisione più importante della sua esistenza, decide di guardarsi indietro un’ultima volta e di rincontrare gli amici dai quali era misteriosamente fuggito quindici anni fa. Il vecchio casolare abbandonato di sua proprietà, un tempo rifugio e nascondiglio, diventa il palcoscenico in cui prendono vita cinque alieni dopo anni di silenzi. Non c’è nulla di scontato quando queste diverse personalità si incontrano dando il via ad una trama avvincente e ricca di spunti di riflessione; perché eroi si è insieme.

Considerazioni Personali

Il racconto ha inizio con Alex che, in maniera metodica, quasi come un chirurgo in sala operatoria, prepara le sue valigie per raggiungere gli amici di una vita presso la sua casa abbandonata in Umbria. Tramite una mail comunica ai suoi amici, i suoi alieni, la decisione di volerli rivedere e, scorrendo le pagine, cogliamo le sensazioni provate da ognuno di loro. Dal momento in cui i 5 alieni si ritrovano è un po’ come se il tempo si fosse fermato, è come se ciascuno di loro avesse congelato una parte sé in attesa di accogliere nuovamente l’amico: La rabbia di Rodolfo, il disprezzo di Torquemada, l’insicurezza di Melzi, l’ansia di Eva ed il tormento di Alex sono la cornice e allo stesso tempo il nocciolo del racconto.

Personalmente non ho amato un singolo personaggio ma è il loro interagire ed agire insieme che li rende meravigliosi. Gli alieni diventano quindi un unico Alieno, composto da cinque anime, un’Idra di Lerna in continua tensione tra il cambiamento e il ricordo.

Nella vita di tutti i giorni, tra incontri e separazioni, la figura dell’eroe assume nuova luce ed una nuova prospettiva: lontano da una concezione mitologica e messianica in questo romanzo l’eroe è formato da queste cinque persone che, con dolore e tenacia, guardano i loro fallimenti ed hanno il coraggio di non negarsi mai l’un l’altro.

Questo unico Alieno è un essere che interagisce contemporaneamente al suo interno e nei confronti del mondo esterno, creando dinamiche e spostando i fragili equilibri su cui cerca di reggersi in piedi. Internamente si distrugge e risorge mentre esternamente allontana le persone che, come la moglie di Melzi, non lo comprende e ingloba chi, come l’inquilina abusiva della casa abbandonata, ne comprende il linguaggio e riesce a stabilire un contatto. Gli alieni si parlano e ci parlano, comunicano con ognuno di noi e anche con quelle parti che cerchiamo di celare perché fanno soffrire.

Uniti però la sofferenza diventa un ostacolo sormontabile ed il finale in questo senso è un inno alla speranza e all’amore. Amore verso noi stessi e verso gli altri perché solo essendo noi stessi siamo veramente eroi…

Per concludere utilizzerei le parole di Alex: “E’ arrivato il momento di abbandonare la capsula se te la senti” e scoprire nuovi mondi e nuovi modi di affrontare il mondo.

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